Santi ed eroi? Chi lavora per il bene comune

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Molti anni fa mi fu regalato un libro di Josemaría Escrivá. Non mi capitava da quando in età giovanile frequentavo la parrocchia di Villa Fiorelli di avere per le mani un testo scritto da un prete. Cominciai a sfogliarlo con una certa diffidenza sapendo che l’autore era il fondatore, secondo la vulgata, di una “organizzazione” chiamata Opus Dei. Sorpreso provai stupore di fronte ad un passaggio di quel libro: “La santità è intessuta di eroismi. Pertanto, nel lavoro ci si chiede l’eroismo di «portare a compimento» i lavori che ci spettano, giorno dopo giorno”. Era quello che avevo sempre pensato, senza parlare di santità ma attribuendo al lavoro, nella scala dei valori, il primo posto. Soprattutto il lavoro come contributo essenziale e determinante al bene comune. Ho lavorato così sia in televisione che a Montecitorio e con l’obbiettivo di portare a compimento il mio lavoro di artigiano dell’olio proseguo sulla stessa strada. Anche facendo il direttore di un bellissimo rotocalco online. Tutto questo richiede eroismo? Non saprei, ma mi piace pensarlo.

PS. c’è chi lavora per accumulare ricchezze, chi lavora per esercitare un potere sugli uomini, c’è chi finge di lavorare e chi lavora senza amare quello che fa. Questi sono un insulto per tutti coloro che vorrebbero lavorare ma che non possono esercitare questo loro diritto.

Su di me

Giampaolo Sodano

Giampaolo Sodano

Artigiano. Mastro Oleario. Manager. Giornalista.

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