Riformiamo la RAI? Meglio rottamarla: parola di Renzi

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Ho sempre pensato (e l’ho scritto o dichiarato quando ne ho avuto occasione) che la RAI è lo specchio del Paese. Nel bene e nel male. E ho sempre pensato, e scritto, che a volte può essere utilizzata come cartina di tornasole per farsi un’idea della qualità, e capacità di governo, del ceto politico. Per questo ho anche espresso giudizi su leggi o atti che nel corso degli ultimi cinquant’anni il Parlamento ha adottato, così come ho cercato – da deputato della Repubblica o da manager del servizio pubblico televisivo – di assumermi la responsabilità di quanto nelle mie funzioni ho fatto non sempre in linea con le direttive del mio partito (il PSI) o dei vertici dell’azienda. E allora veniamo al punto: in questi giorni si è rinnovato il Cda della RAI e si discute in Parlamento una nuova legge “di riforma” del servizio pubblico sulla base di un testo presentato dal governo Renzi. Qual’è l’immagine del premier  che si riflette sullo specchio? del rottamatore della Leopolda nemmeno l’ombra e in primo piano il volto inequivocabile del lottizzatore doroteo. Quanto ai contenuti della legge, parlare di riforma sembra la battuta di una barzelletta che non fa nemmeno ridere. L’unica legge che può essere annoverata tra le poche vere riforme che il parlamento democratico ha sfornato è quella del 1975 che ruppe il monopolio della DC, aprì i cancelli di Viale Mazzini al pluralismo politico e culturale, e inaugurò la stagione della libera iniziativa nel settore televisivo. Da allora in poi negli annali della Camera dei Deputati troviamo soltanto leggi e leggine che o sono servite a regolare il traffico pubblico-privato come la legge Mammì o a dare indirizzi alla RAI sugli investimenti o a certificare, come questa del governo Renzi, un diverso assetto del potere politico. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Berlusconi sistema gli affari di famiglia, Renzi indossa il blaser blu made in Ghigi, il comico genovese piazza un suo conterraneo nel Cda e la gestione della RAI finisce nelle mani di un gruppetto di vecchi giornalisti mentre al pubblico che paga il canone provvederà un certo Campo Dall’Orto, noto per la sua amicizia con i rottamatori della Leopolda. Povera RAI! Quello che non era riuscito nè a Berlusconi nè a Prodi, quello che con ingegno aveva tentato di fare Monti con la sua Tarantola, questa volta ho l’impressione ci riesca Renzi: potrà dire che, dopo tante riforme che hanno fatto ripartire il Paese, non è riuscito a riformare la RAI, e allora l’ha rottamata. Mister Murdoch, e tutti gli amici di Sky, invieranno mazzi di rose alla signora Agnese.

Su di me

Giampaolo Sodano

Giampaolo Sodano

Artigiano. Mastro Oleario. Manager. Giornalista.

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