Sicurezza alimentare è buona informazione e professionalità del produttore

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Intervenendo a “vita in diretta” (Rai 1) sul tema della sicurezza alimentare, Giampaolo Sodano ha detto: “ Siamo tutti convinti che la lunga notte della recessione sia ormai alle nostre spalle, ma è necessario un rinnovato impegno per aprire una fase nuova di sviluppo in cui al centro della scena ci sia il consumatore che ha il diritto di essere informato su ciò che acquista e mangia, per il semplice fatto che questo a che vedere con la sua salute. La prima cosa per garantire questo sacrosanto diritto è una etichetta chiara e trasparente in cui oltre ingredienti e valori nutrizionali oltre l’origine e i claim salutistici ci sia la descrizione del processo di produzione e gli additivi chimici che vengono utilizzati. E altrettanto importante è la competenza professionale di quanti producono cibo. Ci vuole la patente.

“Artigiani del cibo” nasce proprio per attirare l’interesse del legislatore sulla esigenza di una netta distinzione, risultante in etichetta, tra cibo artigianale e industriale. Necessario protagonista nella nuova prospettiva è anche la Grande Distribuzione, di cui viene nel regolamento 625 espressamente richiamata la responsabilità per quanto offerto ai suoi clienti. “Artigiani del cibo” insisterà affinchè venga colta l’occasione per delegare il governo ad emanare un decreto legislativo contenente il codice degli alimenti e nuove norme sulle etichette che descrivono processo di produzione, ingredienti e additivi.”

Il dibattito si è poi concentrato sul tema delle etichette su cui Giampaolo Sodano ha osservato: “Leggendo le etichette di alcuni oli di semi e di grassi alimentari si nota che gli effetti salutistici sono spesso dovuti all’ aggiunta di composti tra cui la vitamina E e non alla sua presenza naturale. I miracoli della chimica raggiungono vette di eccellenza nel caso di condimenti, simili al burro, che vengono definiti “burro light” solo perché non contengono grasso, oltre l’80% come il burro, bensì acqua sino a quasi il 60 % in peso !!! Grazie ad una sapiente formulazione a base di emulsionanti, tra cui una categoria imputata di causare reazioni allergiche (E 476). Il tutto reso gustoso e aggiustato con sale, conservanti, coloranti e aromatizzanti: si tratta, in sintesi, di una spugnetta sintetica imbevuta di acqua, con un po’ di grasso, da consumare preferibilmente a crudo (a caldo si disfa?). Con il risultato che il poco grasso contenuto (da cui il termine “light”) viene venduto a 20 euro al chilo! Molto più caro quindi di un ottimo olio extra vergine di oliva prodotto in un frantoio artigiano.

Nel caso di oli, da usare anche per frittura, notiamo che in nessuna etichetta viene indicato il punto di fumo, che è la temperatura alla quale l’olio si decompone in composti volatili, tra cui alcuni altamente tossici come l’acroleina. Se si vuole friggere a 170- 180°, come viene raccomandato per avere un fritto croccante ed asciutto, l’olio più stabile è l’olio extra vergine di oliva che ha un punto di fumo di 210°C”

 

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