I mastri oleari hanno un albo professionale e una associazione

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UN PO’ DI STORIA

Da quando nel lontano 1996 14 frantoiani decisero di darsi una propria associazione molte cose sono cambiate. Dieci anni dopo quella associazione ebbe il riconoscimento da parte delle autorità di governo di associazione rappresentativa delle aziende di trasformazione del settore oleario. Nell’attesa non rimasero con le mani in mano ma nel 2004 presentarono una Proposta di legge al Consiglio Regionale della Toscana per sostituire l’uso delle ampolle con bottiglie etichettate e sigillate nei ristoranti. E a Sibari nel 2005 si riunirono per disegnare il futuro per gli artigiani dell’olio. Su questa base, con il congresso di Sorrento, si avviò il processo di unificazione con il FOR (Frantoi Oleari Riuniti), che portò AIFO ad essere l’associazione più rappresentativa del settore.

L’intesa con l’associazione dei consumatori CODICI per un patto contro le frodi, l’approvazione della legge «salva olio» dell’on.le Colomba Mongiello e infine la legge numero 9 della regione Puglia con l’approvazione del Consiglio dei Ministri del 22 maggio del 2014 si segna una vera rivoluzione nel settore dell’olio di oliva riconoscendo il frantoio artigiano unico soggetto produttore dell’olio dalle olive con l’istituzione dell’albo professionale dei mastri oleari.

Una situazione nuova che consentì di lanciare la sfida di una alleanza tra agricoltori, frantoiani e consumatori che portò, grazie all’opera di un uomo colto e generoso Filo della Torre,  all’incontro con UNAPROL e Coldiretti sulla base di un impegno convergente in difesa dell’olio italiano.

La denuncia di quell’accordo è avvenuta al recente congresso di Jesi quando lo spazio decisionale a noi riservato a teso a restringersi; la coldiretti tende a guadagnare all’interno del sistema la forza per una ulteriore spinta esterna, un tentativo che i fatti più recenti hanno comunque dimostrato illusorio: la politica è andata infatti riappropriandosi dei suoi spazi senza più deleghe più o meno opportune. A noi non rimaneva che proseguire coerentemente sulla strada intrapresa verso nuove alleanze.

Il frantoiano e il mastro oleario.

Nell’ultimo decennio l’attenzione dei consumatori si è spostata verso il “prodotto” e le sue caratteristiche di qualità, salubrità e localismo. La valorizzazione di tali attributi segnala una nuova consapevolezza del consumatore verso ciò che è “benessere”. Quindi il problema che abbiamo è “conquistare nuovi spazi ” nel mercato, perché non è sufficiente fare “cose belle e buone” ma è necessario dargli una vetrina.

È necessario promuovere una nuova governance commerciale che dia valore aggiunto alla capacità artigianale di creare un prodotto unico. È così che l’impresa olearia artigiana può acquistare potere e forza contrattuale nei confronti di chi sta a valle nella filiera; è così che al consumatore si garantisce la giusta accessibilità al gusto e al benessere; è così che all’impresa si assicura il successo e lo sviluppo in un mercato competitivo. Al centro la nuova figura professionale del mastro oleario.

L’attuale figura del mastro oleario non ha nulla a che vedere con quella del frantoiano di 40 o 50 anni fa. Il frantoiano viveva nell’ombra impegnato con pochi mezzi a disposizione a ricercare la quantità di olio prodotto.

Quando è cresciuta l’esigenza di una produzione di qualità ed è cresciuta una maggiore cultura del prodotto il frantoiano è stato chiamato ad assolvere ad una funzione diversa: ha dovuto assumere una responsabilità nella gestione del processo produttivo.

Il frantoiano si è evoluto da un punto di vista culturale perché non poteva più rispondere alle esigenze del mercato sulla base della sola tradizione e di una vecchia cultura.

Quando il frantoiano ha cominciato a recepire che il consumatore pretendeva un’altra qualità dell’olio estratto dalle olive rispetto a quello che in generale gli veniva offerto ha capito che doveva crescere, farsi una nuova cultura, promuovere l’innovazione, definire il proprio ruolo professionale a cominciare dalla comunicazione e dal marketing.

Nel mercato del terzo millennio il mastro oleario è colui che fa gli oli dalle olive a seconda delle cultivar e della domanda del consumatore, che presiede all’intera filiera  dal campo al frantoio, è colui che sa raccontare il prodotto.

Così lo ha definito e riconosciuto la legge numero nove del 24 marzo 2014: il mastro oleario è l’autore dell’olio e l’impresa olearia, di cui ha la responsabilità della conduzione tecnica, è l’unità produttiva artigiana in cui si procede all’estrazione dell’olio dalle olive.

Ma nell’assolvere a questo compito il mastro oleario oggi ha di fronte a se la sfida dei mutamenti climatici e di un mercato globale in cui sono entrati competitori da grande dimensione, una sfida che può vincere se saprà alzare l’asticella della qualità incontrando la domanda del nuovo consumatore.

Innovazione tecnologica, ricerca scientifica, sapere agronomico coniugato con la tradizione e i valori del territorio sono il bagaglio culturale che fanno oggi l’esperienza e la professionalità del mastro oleario.

L’albo professionale c’è, non rimane che costruire la necessaria struttura di supporto organizzativo, in analogia con quanto avviene già per gli altri albi professionali: commissione per il vaglio delle domande di iscrizione in cui siano rappresentati i Frantoiani, accordi di collaborazione con la costituita associazione dei mastri oleari per la pubblicizzazione dell’esistenza dell’albo e per una fattiva collaborazione nella fase istruttoria e della formazione professionale. Credo che in questo tempo si siano sufficientemente chiariti i termini del problema dei corsi professionali e della loro specificità, avendo come termine di riferimento l’attività artigiana e chi la svolge, che non potrebbe essere considerato un qualunque tecnico o anonimo dipendente del frantoio. Per realizzare tutto questo non sono necessarie altre leggi, ma solo atti amministrativi che sono nella piena disponibilità della giunta regionale e degli assessori competenti. Sappiamo di poter contare a questo proposito sulla collaborazione di tutti coloro, a iniziare dall’on.le Pentassuglia, che hanno contribuito alla emanazione della legge numero nove: è stata una battaglia dura contro interessi forti e tendenze conservatrici che abbiamo insieme combattuto e vinto. Sarebbe ora sciocco non amministrare quella vittoria.

 

 

Su di me

Giampaolo Sodano

Giampaolo Sodano

Artigiano. Mastro Oleario. Manager. Giornalista.

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