A regola d’arte per un’Italia migliore

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Perché a regola d’arte. Cosa significa. Ci vogliono idee nuove per lo sviluppo: l’impresa artigiana del cibo, che costituisce il tessuto produttivo dell’agroalimentare italiano, si è sempre trovata di fronte ostacoli che hanno impedito un pieno successo del suo prodotto. Il problema principale è il valore del prodotto, perché non è sufficiente mettere a punto “prodotti specialità”, ma è necessario far nascere “mercati specialità”. Pensare che basti fare il prodotto tipico e inserirlo all’interno di mercati competitivi per avere distintività e successo è velleitario. L’esperienza di tante piccole aziende dimostra che l’operazione “nicchia” non solo non funziona, ma spesso ha creato un indebito vantaggio ai prodotti speculativi dell’industria che, sfruttando le virtù e le qualità dei prodotti artigianali, ne hanno capitalizzato gli aspetti qualitativi – assumendone spesso i connotati – e vincendo la partita sul piano economico. “Guadagnare con le nicchie non è affatto facile: di solito i cibi particolari vengono lavorati da piccole imprese, che fanno fatica a produrre grandi quantità di merce, a distribuirla”, ha scritto il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, “è questa la sfida futura del settore agroalimentare italiano: continuare a puntare sulle diversità, riuscendo allo stesso tempo ad accrescere il volume della produzione e delle vendite”.  Questa è la sfida degli artigiani del cibo, che si può vincere alla condizione di fare sistema.

I mercati stanno subendo un radicale mutamento per effetto della lunga crisi economica, della globalizzazione, della recessione, dell’entrata sulla scena di nuovi paesi emergenti, dello spostamento della ricchezza da ovest verso est.  Nulla è come prima: si impone un cambiamento di mentalità e di offerta, le aziende devono essere capaci di anticipare le richieste del mercato e l’Italia deve valorizzare le sue ricchezze.

Anche l’agricoltura non è e non sarà più la stessa: acquisteranno spazi nuovi quelle imprese caratterizzate da un alto tasso di specificità territoriale. Una agricoltura che deve far leva su una produzione di materie prime che puntino sulla unicità e sulla qualità, facendo da contrappunto alla produzione massificata e priva di specificità dei prodotti agricoli buoni per l’industria e per le grandi multinazionali.

La biodiversità è un bene prezioso che andrà sempre più tutelato.

La mappa dei consumi, dopo lo shock della crisi economica-finanziaria, riflette il processo di ristrutturazione delle filiere. Un processo questo, che ha portato molti operatori della grande distribuzione ad interpretare il mercato secondo logiche che guardano all’essenzialità e alla qualità dei consumi.  Tale trend riflette i rinnovati atteggiamenti del consumatore che, dopo aver metabolizzato la crisi a livello psicologico, ha cambiato gli atteggiamenti d’acquisto.

Il leitmotiv oggi è “spendo meno ma meglio, per avere valore”.

Tutto questo si traduce in una maggiore attenzione al processo di spesa, non solo in termini quantitativi, ma anche qualitativi che passa attraverso il controllo dello scontrino per evitare gli sprechi.

In questo contesto la qualità del prodotto diventa un punto importante nella graduatoria degli elementi di valutazione dell’acquisto. Ma cosa significa qualità?

Per noi qualità significa garantire a consumatore un prodotto buono, sano e nutriente a un prezzo giusto.

Per chi produce cibo di qualità, la denuncia non basta. Abbiamo il dovere di dare al cittadino-consumatore qualcos’altro. Dobbiamo dirgli che può anche continuare ad acquistare alimenti a basso costo ma deve essere consapevole che quel comportamento suona come una giustificazione per un’industria alimentare cinica e bara che non esita, per fare profitto, a mettere in commercio prodotti che, se non fanno male alla salute, certamente non hanno il valore che paga. Forse non è una truffa, ma è qualcosa che ci somiglia molto!

Gli artigiani del cibo possono essere l’alternativa.
Ma sappiamo che se ci limitassimo a offrire solo un prodotto la partita sarebbe persa.

Dobbiamo riacquistare un legame forte con la società. Nei secoli passati abbiamo lasciato un segno indelebile della nostra presenza, del nostro lavoro. Ma oggi, cosa sta dando la nostra generazione? Che tipo di rapporto abbiamo con il nostro territorio? Che rapporto con il nostro consumatore?

Intorno a queste idee dobbiamo costruire una nuova alleanza. L’alleanza di tutti gli artigiani che fanno un cibo a regola d’arte, di tutti gli agricoltori che coltivano una materia prima sana e tipica, di tutti i consumatori che vogliono un cibo buono, sano e nutriente al prezzo giusto.

Una alleanza per un mercato del made in Italy trasparente e di qualità.

Vogliamo, con le nostre aziende, e con il nostro lavoro, essere protagonisti del cambiamento, del rinnovamento di cui l’Italia ha bisogno, vogliamo dare un contributo per un Paese diverso, per un’Italia migliore.

 

 

 

 

Su di me

Giampaolo Sodano

Giampaolo Sodano

Mastro Oleario. Responsabile Campi e Coltivazioni. Direttore di AIFO Associazione Italiana Frantoiani Oleari. Manager. Giornalista.

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One Comment

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