Felici come una Pasqua

opus

La figlia di un mio amico mi ha fatto notare che nel Vangelo non si racconta mai di qualcuno che ride o un momento di allegria o  una battuta di spirito … come mai? L’inizio del racconto evangelico descrive l’Arcangelo Gabriele che si presenta a Maria e dice “rallegrati…” (Che è la traduzione più corretta rispetto a “ti saluto Maria”). S’incomincia con una notizia allegra. Alla nascita di Gesù un angelo appare ai pastori dicendo “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia”. I Re Magi quando rivedono la stella “Si rallegrarono di una grande allegria” che è la traduzione letterale del “gavisi sunt gaudio magno valde” latino. Si rallegra il capo dei commensali delle nozze di Cana quando assaggia il vino che Maria ha chiesto a Gesù. Gioisce l’adultera che viene salvata da Gesù e così il Centurione a cui viene guarito il servo, come tanti altri miracolati da Cristo. Gioisce Pietro quando vede Gesù trasfigurato con Mosè ed Elia sul Tabor. Gioisce Zaccheo, il disprezzato capo dei pubblicani, quando Gesù si ferma a mangiare a casa sua in banchetto simile a quello che si tiene a casa dell’altro pubblicano, l’apostolo Matteo: Gesù viene criticato come mangione e beone, per giunta a casa di peccatori. Gioiscono Marta e Maria quando rivedono vivo il fratello Lazzaro morto da quattro giorni. Gioiscono i discepoli di Emmaus quando riconoscono Gesù risorto e corrono indietro a Gerusalemme anche se è notte. La risurrezione di Cristo è la madre di tutte le felicità. E’ il perno della nostra fede. Felici come una Pasqua, si dice. La croce esiste ma è il presupposto della risurrezione.

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