Morto tra una settimana (o ti ridiamo i soldi)

Le tribolazioni di un londinese a Londra

Morto tra una settimana (o ti ridiamo i soldi) (Dead in a week: or your money back)

di Tom Edmunds. Con Tom WilkinsonAneurin BarnardFreya MavorChristopher EcclestonMarion Bailey  Gran Bretagna 2017

William Morrisson (Barnard) è un giovane scrittore senza successo e la sua vita è stata segnata da una tragedia: a 10 anni (Harry Collett) ha visto i suoi genitori (Keir Charles e Emma Campbell-Jones) morire schiacciati da un pianoforte. Ora è sul parapetto di un ponte sul Tamigi deciso – ma un po’ spaventato – a buttarsi di sotto (è il suo decimo – o settimo: i primi tre erano solo esperimenti – tentativo di suicidio), quando arriva uno sconosciuto, Leslie O’Neil (Wilkinson), che gli offre i suoi servizi nel caso anche questa volta non morisse, lasciandogli un biglietto da visita. Alla fine il ragazzo si lancia ma cade su di un battello. Il direttore (Tim Steed) della piscina comunale, nella quale lavora come bagnino, lo licenzia: un bagnino con tendenze suicide non dà proprio il massimo di sicurezze e, arrivato a casa, trova la solita pila di lettere di diniego degli editori; decide così di chiamare Leslie, che gli dà appuntamento in un bar periferico. Davanti ad una tazza di tè, viene firmato il contratto: al prezzo di 2.000 sterline, il killer (lui preferisce definirsi “una clinica ambulante per l’eutanasia”) lo farà fuori con un colpo d’arma da fuoco (William avrebbe preferito essere investito mentre salvava eroicamente un bambino ma costava troppo); se entro una settimana il contratto non venisse onorato, i soldi verrebbero restituiti. Leslie è anziano e negli ultimi tempi ha avuto pochi incarichi, rischiando di essere messo in pensione (e lui ama il proprio lavoro) dall’Associazione Assassini per la quale lavora; questo accordo gli consente di essere nel plafond di lavoro previsto; è quindi di ottimo umore quando va a depositare il contratto dalla segretaria dell’Associazione (Cecilia Noble). Poco dopo, a casa, la moglie Penny (Bailey) lo accoglie festosa, proponendogli una lunga crociera ma lui la delude un po’ dicendole che vuole continuare a lavorare; la delusione le passa subito perché è tutta presa dalla confezione di un cuscino con il quale parteciperà alla Fiera del Ricamo del quartiere. Al rassegnato e sostanzialmente sollevato William arriva una telefonata: è Ellie Adams (Mavor), redattrice di una importante casa editrice che si è entusiasmata del suo manoscritto e gli dà appuntamento per il giorno dopo a pranzo in un ristorante alla moda. Lui chiede a Leslie di non ucciderlo prima dell’appuntamento e questi, apparentemente, acconsente ma – temendo che una svolta positiva nella carriera di scrittore lo possa indurre a voler vivere – lo segue e, durante il pranzo – nel quale William scopre in Ellie un’anima gemella (anche lei ha assistito alla morte per incidente dei genitori ed ha avuto velleità suicide) – appostato su un tetto, spara, uccidendo per sbaglio il cafonissimo capo (Nigel Lindsay) di Ellie. I due ragazzi si nascondono sotto il tavolino e William le racconta del contratto. Il giorno dopo Ellie va a casa sua per lavorare sul libro e, mentre lui oppone un flebile resistenza (in fondo, dovrebbe morire di lì a poco), arriva Leslie; loro cercano di convincerlo a lasciar perdere ma lui non vuole certo perdere il lavoro; i ragazzi riescono a scappare con l’auto ma vengono fermati da una pattuglia per accertamenti; arriva Leslie, spara e colpisce un poliziotto (Parth Takerar); Ellie prende la moto della polizia e porta William nella sua casa di campagna, dove poco dopo fanno l’amore. Leslie viene convocato dal capo dell’Associazione, Harvey (Eccleston) che gli comunica che, dopo i guai che ha combinato, l’incarico passa al più giovane e spietato Ivan (Velibor Topic) e che lui, con tanto di orologio d’oro in regalo, è in pensione. Leslie non ci sta e….

Nel 1879 usciva il romanzo Le tribolazioni di un cinese in Cina nel quale Jules Verne immaginava un ricco cinese che, caduto in disgrazia e incapace di suicidarsi, incarica un suo amico di ucciderlo in cambio di una sontuosa ricompensa; quando una sua speculazione, a sorpresa, va a buon fine, il protagonista avrà un gran daffare per evitare di essere ammazzato dall’avido e caparbio sicario. Questa storia, una delle più umoristiche dello scrittore francese, ha ispirato vari film. Uno solo, L’uomo di Homg Kong di Philippe De Broca del 1965, però, dichiara, sin dal titolo originale la provenienza, mentre Omicidio a pagamento diretto nel 1957 da Maurice Regamey (che ha consolidato il personaggio paperinesco – tenero, iracondo e pasticcione – di Louis De Funès), l’ironicamente cupo Ho affittato un killer (1990) di Aki Kaurismaki e questo sono, evidentemente solo ispirati al plot di Verne. Il giovane sceneggiatore Tom Edmunds, qui alla sua prima regia, dichiara come fonti di ispirazione film drammatici come Leon, The American, Frank Costello, faccia d’angelo e soprattutto In Bruges – La coscienza dell’assassino, nei quali il sicario protagonista è in alle prese con un ultimo, definitivo incarico. Morto tra una settimana (o ti ridiamo i soldi) non è però un film drammatico, anzi, tanto che, come aveva fatto Kaurismaki, parte con un’esplicita citazione di quel gioiello di umorismo nero che è La signora omicidi (1965) di Alexander MacKendrick; inoltre, a dirla tutta, il Leslie di Wilkinson ha molti punti in comune con il raffinato killer Hawkins, cui dà vita Alastair Sim in Assassino di fiducia di Robert Day nel 1956. Magari quest’ultimo film, Edmunds non lo ha visto ma quello che è certo è che Morto tra una settimana è un perfetto esempio di scrittura nel solco della miglior tradizione inglese del genere. La regia e il montaggio non fanno gridare alla scoperta di un genio del cinema ma la scrittura e le interpretazioni (il cast è semplicemente perfetto) sono divertentissime.

Su di me

Antonio Ferraro

Il mio sito

Non ci sono commenti.

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*