7 giorni

Quant’è scorbutico (e poetico) l’amore

7 giorni

di Rolando Colla. Con Bruno TodeschiniAlessia BarelaGianfelice ImparatoAurora QuattrocchiMarc Barbé Italia, Svizzera 2016

Ivan (Todeschini) e Chiara (Barela) sbarcano nella piccola isola siciliana di Levanzo; lui è il fratello di Richard (Barbè) e lei la migliore amica di Francesca (Linda Olsansky), due ex-tossicodipendenti che si vogliono sposare lì perché la visone di una coppia di sposi sul faro dell’isola aveva dato a Richard la forza per uscire una prima volta dalla droga. Ivan e Chiara, che si sono presi l’incarico di preparare l’occorrente per le nozze in 7 giorni, vanno nell’unico albergo, ormai in disarmo, gestito da Giuseppina (Quattrocchi) per predisporre il pranzo e le camere degli ospiti. Lui è un botanico e lei una costumista teatrale – sarà lei a preparare il vestito di Francesca – e il loro incontro è molto poco cordiale; Ivan è scortese, scorbutico e polemico con l’idea di metter in piedi la cerimonia in quella terra quasi deserta e, apparentemente, senza nulla. Oltretutto, bisognerà anche rendere agibile il faro dove la coppia vuole passare la prima notte di nozze e quando lo vanno a visitare, accompagnati dal figlio di Giuseppina, Luigi (Fabrizio Pizzuto), lo trovano in completa rovina e, di nuovo, litigano aspramente. Cominciano, comunque, a darsi da fare e, mano a mano che lavorano, a provare una forte, reciproca attrazione. Prima di fare all’amore, però, lui le detta una condizione: passati i 7 giorni non si vedranno più, perché, lui dice, il tempo uccide l’amore. Lei ci pensa un po’ e poi accetta ma un scatto di rabbia di lui verso un negozio chiuso la fa fuggire via. Dopo poco però lei, dopo un primo approccio interrotto dalla donna delle pulizie, si fa trovare nuda nel suo letto e incomincia tra i due una storia di grande partecipazione sessuale tanto che Ivan le chiede di non tener conto del loro accordo e di stare insieme più a lungo. Ora è lei a rifiutare: ha una figlia ed un compagno, Stefano (Imparato), che forse non ama più ma al quale deve molto perché la ha salvata in un periodo difficile. Questo rifiuto – e la sofferenza che gli causa – mette Ivan di fronte alla propria incapacità di vivere l’amore, come confessa in una disperata telefonata alla sua ex Gertrud (Catriona Guggenbuhl) ma comunque lui e Chiara continuano ad alternare grandi momenti di passione erotica e malumori. Il giorno delle nozze tutto è pronto – ci sono anche musicisti e coristi ad accompagnare il pranzo di nozze con canti tradizionali – e, oltre agli sposi, arrivano i genitori di Ivan e Richard (Armen Godel e Laurence Montandon), gli ex-tossici del centro di riabilitazione nel quale Richard e Francesca si sono conosciuti e Stefano, che rapidamente intuisce l’intesa tra la compagna ed Ivan. Al pranzo tutti sono felici tranne Ivan che dovrà dire addio all’amore. La sera lui si appresta a partire con la barca che porta i musicisti a Trapani e Chiara si offre di seguirlo fino alla barca (lei però gli starà dietro e lui non dovrà voltarsi). Lui sale sull’imbarcazione e….

Lo svizzero Colla non è un regista facilissimo. Non lo sono i suoi film che talora peccano di didascalismo (Oltre il confine), talaltra (Giochi d’estate) di sovraffollamento di personaggi e situazioni e – soprattutto, sin dall’esordio con Una vita alla rovescia - di astrattezza intellettualistica. Non è sempre agevole, inoltre, lavorare con lui: rigoroso al limite del maniacale, quasi incontentabile tanto da aver messo su una sua società di produzione – la Peackok – per essere sicuro di poter girare con la massima libertà. E’ però un regista vero e la sua capacità di girare e di raccontare con la macchina da presa è innegabile. 7 giorni è, in qualche modo, una vera svolta nella sua cinematografia: il tema della difficoltà di dichiarare ed accettare i sentimenti – molto centrale nella sua narrativa – qui esplode in un racconto molto più conchiuso e raccolto degli altri suoi film. L’erotismo delle scene d’amore – a differenza della freddezza, ad esempio, di Oltre il confine – rimanda una grande, rabbiosa, essenziale poeticità; cosi come le scarne scene subacquee (con i fiori finti che si depositano nel fondo) raccontano un mondo chiuso, povero ma non disperato. Anche alcuni limiti didascalici del racconto (gli abitanti dell’isola tutti buoni e generosi, il figlio piccolo teneramente down di Giuseppina, un incongruo pugno chiuso con il quale Ivan saluta il fratello), diventano accessori retorici accettabilissimi in un contesto di gran respiro.  Certamente il risultato è dovuto alla sua determinazione autorale (ha preteso che gli attori e la troupe rimanessero nell’isola – nella quale ha girato anche gli interni – senza confort, per tutto il periodo delle riprese più quattro settimane di prove), alla sua grande attenzione nella costruzione del cast, che vede attori professionisti (come la splendida Quattrocchi) e veri isolani ma anche alla saggezza produttiva della Solaria di Emanuele Nespeca (coproduttore) e della Movimento (produttore di Mario Mazzarotto (produttore esecutivo e anche distributore per l’Italia). Un film – è banale dirlo – è sempre un’opera collettiva e una seria capacità produttiva è importante e creativa quanto la scrittura e la regia. Queste considerazioni mi suggeriscono un’associazione di idee: la nuova legge sul cinema potrebbe, se non accompagnata da importanti correttivi nella stesura dei decreti applicativi, mortificare il tessuto artigianali di chi fa il cinema con capacità professionale. Speriamo proprio che non sia così.

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Antonio Ferraro

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