Perchè Artisan Post

 

Gli artigiani del cibo. L’impresa artigiana, che costituisce il tessuto produttivo del mondo agroalimentare italiano, opera in mercati competitivi che impediscono la distintività e quindi sono di per sè un ostacolo al riconoscimento del valore dei prodotti per cui non è più sufficiente fare e garantire la qualità, ma è necessario essere capaci di far nascere e sviluppare “mercati specialità” perchè la mancanza di un posizionamento distintivo e riconoscibile porta il prodotto artigianale ad essere omologato ai prodotti di equivalente funzione e quindi alla sua inevitabile marginalizzazione. Molti mercati del largo consumo e in particolare del comparto alimentare sono devastati da questo modello: fino ad oggi la sopravvivenza di molte imprese artigiane è stata legata alla capacità di occupare una nicchia con il costante rischio di rimanere intrappolate nel sistema. La biodiversità produttiva, che è l’elemento chiave dell’agroalimentare made in Italy,  si salva solo nel momento in cui diventa essa stessa mercato. Tocca agli artigiani del cibo far nascere e sviluppare il “mercato specialità”.

La nuova alleanza per un nuovo mercato. Dobbiamo lavorare affinchè si realizzi una nuova alleanza tra agricoltori, artigiani del cibo e consumatori con l’obiettivo di costruire il nuovo mercato, il “mercato specialità”, in cui sullo scaffale ci sia soltanto un cibo sano e buono, al giusto prezzo, garantito dalla trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva, dalla corrispondenza tra indicazioni dell’etichetta e contenuto della confezione, dalla garanzia della pubblica autorità sulla non tossicità dei prodotti, nel quadro del riconoscimento dei diritti della persona. Sarà il segnale del cambiamento di un’epoca. E il simbolo, ancora una volta, sarà l’olivo e l’olio perché capace di sottrarsi, per sua natura, al processo di globalizzazione. L’olivo non cresce in tutto il mondo e i suoi frutti si deteriorano facilmente, per cui sarà impossibile trattarli  alla borsa merci di Chicago. E non è cosa di poco conto, per consumatori consapevoli che pretendono un cibo sano per fare quella “dieta mediterranea” che appartiene alla nostra tradizione e per questo più di ogni altra ci piace e fa bene alla nostra salute.

La rivoluzione dei consumatori. Ma il successo del nuovo mercato passa attraverso un cambiamento degli stili di vita, del modo di consumare. E sarà l’olio d’oliva il punto di forza, insieme agli altri alimenti della dieta mediterranea, a determinare quella “rivoluzione dei consumatori” che – partendo dalla consapevolezza che l’uso del denaro come mezzo di scambio per l’acquisto del cibo non consente sprechi perchè ha a che vedere con due diritti non negoziabili, la salute e il tempo – vuole ottenere il riconoscimento e il rigoroso rispetto del primato dei diritti del cittadino-consumatore. 

Una nuova chance con l’agricoltura. Nulla sarà più come prima: la grande industria resterà legata solo a casi di eccellenza, mentre la piccola e media impresa riuscirà a sopravvivere solo se potrà contare su adeguati investimenti. Gli spazi lasciati liberi nel sistema economico saranno con ogni probabilità destinati ad essere occupati da attività produttive riconducibili all’agricoltura e ai servizi come dimostra la tendenza dei sempre più numerosi giovani laureati in economia o in lettere  che intraprendono  la via dei campi.  Ma questa tendenza va accompagnata dal potere pubblico non con sussidi, erogazione di capitali a fondo perduto o prezzi politici come avveniva in passato, ma con strumenti adeguati a sorreggere la domanda dei prodotti agricoli nazionali e quelli derivanti dalla loro trasformazione, trasferendo l’oggetto della normativa dal prodotto al consumatore. 

L’olio artigianale. L’olio estratto dalle olive nel moderno frantoio oleario ha la sua affermazione sui mercati e nei consumi in un passaggio epocale che sta tra la fine del feudalesimo e la nascita dei liberi comuni, nella prospettiva della rivoluzione industriale e della nascita di una nuova forma di governo, la democrazia. Oggi, dopo sei anni di recessione, è definitivamente caduta l’illusione di un mercato che, per essere libero, non deve avere regole e si è aperta davanti a noi la terza fase del capitalismo maturo in cui al centro della scena c’è il nuovo homo faber.